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Nola


CENTRO STORICO: La città di Nola, ubicata nell'area orientale della provincia di Napoli, ha origini incerte, che gli studiosi fanno risalire alle popolazioni degli Opici o agli Etruschi in seguito ai ritrovamenti di archeologici. Accertato è l'influsso greco almeno fino al V secolo a.C., quando la città fu conquistata dai Sanniti che integrandosi alle popolazioni etrusche e greche diedero vita alla "città nuova", "Nuvla", nome che sostituì quello originario "Hyria" che designava la città alle origini. Nel 311 a.C., durante le guerre sannitiche, la città fu assediata e conquistata dai romani e divenne confederata di Roma. In epoca augustea divenne "Colonia Nolana Felix Augusta", ma alla fine del I secolo d.C. iniziò una lenta decadenza della città. Nel V secolo d.C. la città fu saccheggiata e distrutta dai barbari più volte. Alla fine dell' VIII secolo in seguito alle lotte tra il Ducato di Napoli e quello di Benevento, Nola passò sotto l'egemonia di Napoli. Nel 1139 venne incorporata nel Regno di Sicilia e con la dominazione Sveva la città conobbe un periodo di forte ripresa economica e commerciale. Con la fine del dominio Svevo e l'arrivo degli Angioini, Nola fu concessa in feudo a Guido di Monfort e alla morte di questi, nel 1290, passò al genero Romano Orsini. Con la dinastia degli Orsini la città vide una lenta rinascita culturale, civile, sociale e religiosa; grazie agli esponenti di questa famiglia furono costruiti i più importanti edifici della città. Con la morte di Enrico Orsini, nel 1533, si concluse il periodo della Contea di Nola e dei suoi sedici casali, che venne incorporata da Carlo V nel Regio Demanio.

Descrizione. Il centro storico di Nola è caratterizzato dall'impianto viario irregolare di epoca medievale innestatosi sulle orditure dell'antico tracciato romano e offre numerosissimi ed interessanti esempi di architettura civile e religiosa, testimonianza del ricchissimo patrimonio storico ed artistico della città. Secondo le descrizioni degli storici dell'epoca, Nola romana era cinta da mura e contava dodici porte, di cui soltanto cinque erano le più importanti. Alla luce dei rinvenimenti archeologici ci è dato sapere che la città era dotata di due anfiteatri, quello Laterizio e quello Marmoreo, il primo verso occidente, l'altro verso oriente. Nei pressi dell'attuale piazza Duomo si trovava, probabilmente, l'antico Foro, mentre un Tempio dedicato a Giove sorgeva nel luogo dove fu successivamente costruita la prima basilica, la chiesa dei SS. Apostoli. Nel XV secolo la città era circondata da solide mura intervallate da torri in cui si aprivano le quattro porte ubicate nei punti cardinali; a nord Porta Samuele, ad est Porta Cortefella, a sud Porta Vicanzia e ad ovest Porta Chiusa o Antica. La rete viaria aveva più o meno la struttura che caratterizza l'attuale centro storico, con due strade principali seguenti le direzioni est-ovest (Via Cortefellana) e nord-sud (Via Vicanzia).

Il Museo Archeologico dell’Antica Nola è ospitato nel prestigioso edificio, un tempo Convento delle Canossiane, ora destinato a sede espositiva, propone all'attenzione del pubblico, attraverso un'ampia e ragionata scelta di materiali archeologici, l'immagine di Nola, la "città nuova", che seppe confrontarsi alla pari con Greci, Etruschi e Romani, nel contesto storico della Campania antica. Il racconto, così come presentato dall'allestimento attuale, si svolge in cinque tempi:

• le origini (VIII - VII secolo a.C.);

• la "città nuova" (fine VII - VI secolo a.C.);

• Nola, Napoli e Atene (V secolo a.C.);

• la "citta dei cavalieri" (IV secolo a.C.);

• il dominio di Roma (III secolo a.C. - V secolo d.C.).

Ma alla parte dedicata ai reperti archeologici di epoca storica, si affianca il settore preistorico, per documentare le testimonianze della cultura di Palma Campania e soprattutto gli eccezionali, recenti rinvenimenti dal territorio di Nola e di S. Paolo Belsito, relativi agli abitati dell'età del Bronzo seppelliti dall'eruzione Vesuviana detta delle "pomici di Avellino". Inoltre, un'apposita sezione espositiva riservata ai periodi medievale e moderno, realizzata in collaborazione con gli storici dell'arte, intende costituire uno strumento di lettura e di valorizzazione dei monumenti e delle opere d'arte, altrettanto importanti, attestati nell'area Nolana, a cominciare dal suggestivo complesso delle basiliche paleocristiane di Cimitile.

Per quanto riguarda gli aspetti archeologici, poiché risultano ancora scarsi i dati conoscitivi sulla città antica ed in particolare sulla sua fase pre-romana, l'illustrazione museale si basa essenzialmente sui corredi funerari recuperati nelle necropoli, che offrono agli studiosi e ai visitatori tante significative informazioni riguardanti la civiltà materiale degli antichi, gli oggetti d'uso prodotti dalle comunità locali o acquisitati presso altre popolazioni, i costumi, le attitudini mentali, le diverse posizioni rivestite da uomini, donne, adulti e giovani nel contesto familiare, la composizione della compagine sociale e le sue articolazioni economiche, secondo la loro evoluzione storica.

 

Il Museo Diocesano di Nola  conserva collezioni di natura differente, ognuna rappresentativa di aspetti salienti della storia della Diocesi.

La collezione degli argenti, nucleo del Tesoro della cattedrale, ospitata nella sala S.Giovanni. tra numerosi arredi liturgici, spesso datati, punzonati o siglati da stemmi vescovili, annovera interessanti croci astili, mitre, reliquari, ostensori e pastorali che documentano la continua attività di importanti argentieri napoletani nel territorio nolano tra XV e XVIII secolo. A Giacinto Buonacquisto e Andrea De Blasio, artisti di fama nella Napoli del Settecento, spettano rispettivamente i busti e i reliquari di S. Felice e S. Paolino vescovi.

Non meno significativo è il patrimonio di paramenti sacri: completi di pianeta e stola, tonacelle, piviali, mitrie, oggetti di buona manifattura napoletana. Non mancano interi corredi pertinenti alla figura di un singolo vescovo come quelli di Nicola Sanchez de luna (1764-1768) e di Filippo Lopez de Rojo (1768 - 1793).

I reperti lapidei alloggiati sulle pareti della sala dei Medaglioni provengono dall’antica cattedrale distrutta dall’incendio del 1861; la disposizione attuale è frutto della sistemazione operata dal vescovo Michele Raffaele Camerlengo (1935 - 1951) negli anni ’30. Spiccano un frammenti di metopa romana ed un brano di mosaico antico probabilmente già materiali di riuso nella fabbrica della cattedrale. Di notevole impatti gli altorilievi raffiguranti la Madonna con Bambino e le Anime Purganti, opera di Annibale Caccavello, e il S. Girolamo penitente dall’attribuzione contesa tra Giovanni da Nola e Girolamo Santacroce. Particolare attenzione merita poi la raccolta araldica costituita da stemmi marmorei che ornano il loggiato del palazzo vescovile.

La produzione pittorica annovera pezzi provenienti dalla cattedrale, salvati dall’incendio del 1861, e pezzi assorbiti da alte chiese della Diocesi impossibilitate dall’offrire loro adeguate garanzie di tutela. Nel primo gruppo rientrano dipinti su tavola cinquecenteschi, tele seicentesche di ottima fattura, esemplari settecenteschi. Di rilievo le ante superstiti del polittico realizzato da Andrea Sabatini da Salerno alla metà degli anni ’20 del XVI secolo per l’altare maggiore del Duomo. Lo stesso artista esibisce la sua maniera raffaellesca nella piccola e graziosa tavola raffigurante la Madonna col Bambino. Proviene invece dalla chiesa dell’Annunziata di Nola la mirabile tavola dell’Annunciazione stagliata su un abbagliante fondo d’oro, opera di fine ‘400 di Cristoforo Scacco da Verona.                                                     

 

CONVENTO DI SANTA CROCE DEI FRATI CAPPUCCINI 


 

In questa iscrizione si può dire che è espressa tutta la storia del convento:

 

"Questo memore chiostro cappuccino

Della pietà campana fondato nel 1566

E con gli altri soppresso nel secolo XIX

Dopo sette lustri di jattura riscattato

Provinciale Padre Feliciano da Sorrento,

Guardiano padre Giuseppe da Rocca Rainola

Sindaco di Nola avvocato Filippo Del Cappellano

Il dì 29 maggio 1894

Tra il plauso cittadino all'ombra delle sue pareti

I frati minori nuovamente accolse".

 

Padre Antonio da Palazzuolo diede al convento una ricca biblioteca, allungò la costruzione della chiesa e creò uno spazioso antiporto davanti ad essa. Presso la porta della chiesa vi è la tomba di Don Antonio Albertini, il quale aveva donato il suolo per la costruzione del convento. Morto nel 1578 è ricordato da un'epigrafe murata in una parte della chiesa. Vi sono ancora le tombe del Conte di Campobasso, don Muziantonio Monforte, Sindaco di Nola morto nel 1733 e quella di don Francesco Antonio Cesarino eretta dal figlio Filippo, Vescovo di Nola dal 1674 al 1683. Ai lati dell'altare vi sono due affreschi del Mozzillo: la Natività e l'Adorazione. Il bellissimo altare intarsiato in legno è della scuola Sorrentina del XVI secolo con dipinto di Antonietta Mozzillo figlia di Angelo.

 PALAZZO  -  REGGIA DEGLI ORSINI -

 

Costruito, nella seconda metà del XV secolo, per volere del Conte di Nola Orso Orsini, ha subito con il passare del tempo varie modifiche e cambi di destinazione. Nel 1559, per volere della Contessa Maria Sanseverino, venne donato alla Compagnia di Gesù. A seguito della cacciata dei Gesuiti dal Regno di Napoli, avvenuta nel 1767 il palazzo fu destinato ad uso militare quale quartiere Generale di Cavalleria. Nel 1860 vi fu allocato il Distretto Militare, soppresso qualche decennio fa. Dal 1994 è sede del Tribunale di Nola, della Procura della Repubblica presso lo stesso, nonché del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Nola. Il Palazzo è in stile rinascimentale. La facciata principale, originariamente in tufo, venne in seguito ricoperta con i marmi dell'antico anfiteatro marmoreo di Nola e presenta una lunga incisione in latino che conferma non solo l'epoca della costruzione, ma anche il nome del committente. Vi sono, poi, tre file di finestre ed un bellissimo portale di ingresso. La pianta è quadrata ed all'interno si possono ammirare un ampio cortile ed un signorile giardino, oltre ad alcuni antichi ritrovamenti.

 

CONVENTO SANT’ANGELO IN PALCO

Il convento di S. Michele Arcangelo, comunemente detto S. Angelo in Palco, si erge su una delle colline prospicienti la città di Nola; fondato da Raimondo Orsini, feudatario di Nola e principe di Salerno, fu portato a compimento nel terzo decennio del quattrocento e donato ai Frati minori dell'Osservanza. Nel 600, ad opera dei Padri Riformati, che successero alla famiglia degli Osservanti, si ebbe la riedificazione della chiesa. La chiesa è ad una sola navata. Il lato sinistro è occupato da cinque cappelle, mentre il lato destro è scandito da cinque arcate cieche. La navata termina con un arco a sesto acuto, al di là del quale si trova l’abside. Bellissimo il chiostro, realizzato agli inizi del XVII secolo, che riprende schemi e moduli dell'architettura francescana della seconda metà del XV secolo. Vero gioiello del complesso è il refettorio affrescato con scene vetero e neo testamentarie.

 


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